Biodiversità nel Biellese: un dono dei Sardi alla terra di adozione: Agosto

descrizioneImmagini e testi di “Su Calendariu 2026” del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” ci accompagnano nello scorrere dei mesi, con sensibilità sociale e naturalistica attraverso fotografie e didascalie di Lucio Bordignon e della figlia Alice.

Piante da frutto

Gli alberi da frutto sono utili anche per il merlo e la martora. Particolarmente graditi sono ciliegio (non amarene), fico, melo e kaki. Il ciliegio, il primo a maturare, è prezioso per le prime nidiate. Ne sono ghiotti la cornacchia grigia, la ghiandaia, il merlo, il picchio rosso maggiore e lo storno. A metà estate, il fico, dalla polpa tenera, è appetibile anche per uccellini con becchi delicati come la capinera. In inverno, il kaki, morbido e dolce, aiuta gli uccelli a sopravvivere. Sui nostri kaki, abbiamo osservato regolarmente capinera, cesena, cincia bigia, cinciallegra, cinciarella, codibugnolo, merlo, picchio nero, picchio rosso maggiore, picchio verde, pettirosso, tordela e tordo sassello.

Lasciamo sempre molti frutti agli animali selvatici.

Lucio e Alice Bordignon

Nell’immagine, Kaki - immagine di Lucio Bordignon

Beirut, Alghero, Sassari, Biella: il ritorno dei “Dimonios”, l’abbraccio dei Sardi dell’Altrove

descrizioneDalla missione in Libano alla Sardegna, fino a Biella. Il rientro della Brigata “Sassari” diventa occasione per rinsaldare un legame fatto di appartenenza, memoria e solidarietà. E dagli otto bancali di giocattoli destinati ai bambini libanesi arriva un messaggio che attraversa il Mediterraneo: nessuno è solo.

Ci sono ritorni che hanno il passo della cronaca e altri che, oltre la cronaca, diventano memoria collettiva. Il rientro della Brigata “Sassari” dalla missione in Libano appartiene a questi ultimi.

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Quando tutto migra: il viaggio dei suoni e del respiro dalle Alpi alla Sardegna

descrizione

Domenica 2 agosto, nelle sale del Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di Pettinengo, in via Fiume 12, è stata inaugurata la mostra «Il fischietto nel mondo, dalle Alpi biellesi alla Sardegna», curata da Guido Antoniotti.

L’esposizione, visitabile gratuitamente tutte le domeniche, dalle 15 alle 19, fino al 17 ottobre 2026, costituisce la tappa conclusiva del Festival delle Identità – Paesaggi sonori tra Piemonte e Sardegna, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, con il patrocinio del Comune di Pettinengo, della Regione Autonoma della Sardegna e di S.E.U. – Sardi Emigrati Uniti, in partenariato con «Voci di Donna» e «Pacefuturo» di Pettinengo.

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Agosto 2026, una parola sarda al mese: “T” come “TACCU”

descrizioneRadici e semantica delle parole sarde rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche). Laboratorio linguistico di storia e di cultura sarda a Biella

TACCU è il nome di un fenomeno paesaggistico della Sardegna. Viene riferito propriamente alla forma pianeggiante della sommità delle giare, le quali sono tabulati elevati dai duecento ai seicento metri sulla pianura. Il fenomeno è relativamente recente, datato al disotto dei cinque milioni di anni.

Avvenne che l’antica base calcarea del territorio fu spinta in alto da forti pressioni eruttive, che infine forarono il calcare emettendo immense quantità di lava molto liquida, la quale si espanse tabularmente ricoprendo i calcari.

La traumatica fuoriuscita ha spesso “cotto” e tabularizzato le stratificazioni sottostanti, indurendole in forma di tavole sovrapposte (quasi come certi plastici che riproducono scalarmente le isoipse). Infatti il sd. taccu corrisponde al bab. takku ‘tavoletta’.

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Da “Su Nuraghe” una paròla piemontèisa al mèis, Agosto 2026, «M» come «Magon»

descrizione Omaggio dei Sardi dell’Altrove alla terra di accoglienza, “omagià daj Sardagneuj fòra ’d Finagi” che fanno capo al Circolo culturale sardo “Su Nuraghe” di Biella. Magon è parola che accompagna l’ottavo mese dell’anno 2026 come la si ritrova in “Barba Tòni”, Barba Tòni Boudrìe, in Michel dij Bonavé”, Michele Bonavero, in Elisa Revelli e nella ricca produzione letteraria di “Tavo Burat”, Gustavo Buratti Zanchi.

Magon s.m. 1 cruccio, dispiacere, dolore || che bon pro a sté sèmper lì, ij magon a rumié, poponeve ij seugn ch’i seve nen bon a vive? [Tavo] = a che pro (a che fine, a che utilità, con quale scopo) stare sempre lì, a ruminare i dispiaceri, a coccolarvi con sogni che non siete capaci di vivere? || ah, ël magon d’esse mach pì na përzon, chiel ch’a savìa le gighe e le canson e ch’a l’avìa maitass d’esse cantà [Barba Tòni] = ah, il chiuso dolore d’essere soltanto più una prigione, lui che sapeva le gighe e le canzoni e che smaniava dal desiderio di essere cantato 2 affanno, angoscia || dësmemorià ‘d magon [Revelli] = immemori degli affanni || sfirajand ën magon an s’na tòpia [Revelli] = sbriciolando un’angoscia su un pergolato 3 tristezza || avra ‘l magon, avra la gòj ën mè cheur ës logiavo [Revelli] = ora la tristezza, ora la gioia albergavano nel mio cuoresagrin

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