Beirut, Alghero, Sassari, Biella: il ritorno dei “Dimonios”, l’abbraccio dei Sardi dell’Altrove

descrizioneDalla missione in Libano alla Sardegna, fino a Biella. Il rientro della Brigata “Sassari” diventa occasione per rinsaldare un legame fatto di appartenenza, memoria e solidarietà. E dagli otto bancali di giocattoli destinati ai bambini libanesi arriva un messaggio che attraversa il Mediterraneo: nessuno è solo.

Ci sono ritorni che hanno il passo della cronaca e altri che, oltre la cronaca, diventano memoria collettiva. Il rientro della Brigata “Sassari” dalla missione in Libano appartiene a questi ultimi.

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Quando tutto migra: il viaggio dei suoni e del respiro dalle Alpi alla Sardegna

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Domenica 2 agosto, nelle sale del Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di Pettinengo, in via Fiume 12, è stata inaugurata la mostra «Il fischietto nel mondo, dalle Alpi biellesi alla Sardegna», curata da Guido Antoniotti.

L’esposizione, visitabile gratuitamente tutte le domeniche, dalle 15 alle 19, fino al 17 ottobre 2026, costituisce la tappa conclusiva del Festival delle Identità – Paesaggi sonori tra Piemonte e Sardegna, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, con il patrocinio del Comune di Pettinengo, della Regione Autonoma della Sardegna e di S.E.U. – Sardi Emigrati Uniti, in partenariato con «Voci di Donna» e «Pacefuturo» di Pettinengo.

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Agosto 2026, una parola sarda al mese: “T” come “TACCU”

descrizioneRadici e semantica delle parole sarde rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche). Laboratorio linguistico di storia e di cultura sarda a Biella

TACCU è il nome di un fenomeno paesaggistico della Sardegna. Viene riferito propriamente alla forma pianeggiante della sommità delle giare, le quali sono tabulati elevati dai duecento ai seicento metri sulla pianura. Il fenomeno è relativamente recente, datato al disotto dei cinque milioni di anni.

Avvenne che l’antica base calcarea del territorio fu spinta in alto da forti pressioni eruttive, che infine forarono il calcare emettendo immense quantità di lava molto liquida, la quale si espanse tabularmente ricoprendo i calcari.

La traumatica fuoriuscita ha spesso “cotto” e tabularizzato le stratificazioni sottostanti, indurendole in forma di tavole sovrapposte (quasi come certi plastici che riproducono scalarmente le isoipse). Infatti il sd. taccu corrisponde al bab. takku ‘tavoletta’.

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Da “Su Nuraghe” una paròla piemontèisa al mèis, Agosto 2026, «M» come «Magon»

descrizione Omaggio dei Sardi dell’Altrove alla terra di accoglienza, “omagià daj Sardagneuj fòra ’d Finagi” che fanno capo al Circolo culturale sardo “Su Nuraghe” di Biella. Magon è parola che accompagna l’ottavo mese dell’anno 2026 come la si ritrova in “Barba Tòni”, Barba Tòni Boudrìe, in Michel dij Bonavé”, Michele Bonavero, in Elisa Revelli e nella ricca produzione letteraria di “Tavo Burat”, Gustavo Buratti Zanchi.

Magon s.m. 1 cruccio, dispiacere, dolore || che bon pro a sté sèmper lì, ij magon a rumié, poponeve ij seugn ch’i seve nen bon a vive? [Tavo] = a che pro (a che fine, a che utilità, con quale scopo) stare sempre lì, a ruminare i dispiaceri, a coccolarvi con sogni che non siete capaci di vivere? || ah, ël magon d’esse mach pì na përzon, chiel ch’a savìa le gighe e le canson e ch’a l’avìa maitass d’esse cantà [Barba Tòni] = ah, il chiuso dolore d’essere soltanto più una prigione, lui che sapeva le gighe e le canzoni e che smaniava dal desiderio di essere cantato 2 affanno, angoscia || dësmemorià ‘d magon [Revelli] = immemori degli affanni || sfirajand ën magon an s’na tòpia [Revelli] = sbriciolando un’angoscia su un pergolato 3 tristezza || avra ‘l magon, avra la gòj ën mè cheur ës logiavo [Revelli] = ora la tristezza, ora la gioia albergavano nel mio cuoresagrin

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“Su Nuraghe” accoglie il canto per Guccini di Nicola Loi: la libertà nel vento, la memoria nella parola

descrizione Ci sono parole che non appartengono soltanto a chi le pronuncia. Una volta affidate al ritmo, alla musica, al verso, si sottraggono alla loro breve durata e cominciano un viaggio che nessun commiato riesce a interrompere. La poesia nasce, forse, proprio da questa ostinazione: dare una forma all’indicibile, sottrarre al silenzio ciò che nell’animo umano è più profondo, consegnare al tempo ciò che il tempo sembrerebbe destinato a cancellare.

Per questo, nel giorno della morte di Francesco Guccini, i versi giunti al Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella acquistano il valore di un incontro oltre la distanza e oltre l’assenza. A scriverli è Nicola Loi, poeta di Ortueri, che sceglie la lingua dei padri per rivolgere il proprio saluto a un artista che, per oltre mezzo secolo, ha attraversato la coscienza italiana con il passo inquieto di chi non si accontenta delle risposte ricevute.

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