Biodiversità nel Biellese: un dono dei Sardi alla terra di adozione: Aprile

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Immagini e testi di “Su Calendariu 2026” del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” ci accompagnano nello scorrere dei mesi, con sensibilità sociale e naturalistica attraverso immagini e didascalie di Lucio Bordignon e della figlia Alice.

L’esempio di Soprana

Negli appezzamenti da noi coltivati e in quelli contermini abbiamo applicato strategie per conservare la biodiversità, ottenendo risultati apprezzabili. Le aree di sperimentazione sono due, poste a trecento metri l’una dall’altra, situate nel Mortigliengo (Biellese orientale), nel comune di Valdilana, località Soprana, frazione Vioglio, a circa cinquecento metri di quota: l’estensione totale è di circa tre ettari, ripartiti equamente tra zona Est e Ovest.

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“Su Nuraghe Calcio Biella” vince in rimonta: 3-2 a “Pizza Flash”

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Successo sofferto a Vigliano Biellese in un torneo promosso da Ricreativo Calcio Biella e A.S.C., tra espulsioni, polemiche e una classifica sempre più combattuta.

Lunedì 30 aprile, sul sintetico del centro sportivo Openkinetik di Vigliano Biellese, “Su Nuraghe Calcio Biella” ha conquistato una vittoria di grande peso, superando 3-2 “Pizza Flash” al termine di una sfida intensa e combattuta fino all’ultimo.

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Poesia di Nicola Loi: voce sarda tra Sardegna e Biella

descrizioneOralità antica e memoria viva nella comunità dei Sardi emigrati

C’è un tempo remoto che continua a pulsare sotto la pelle del presente. Un tempo in cui le parole non si fissavano sulla carta, ma si affidavano al respiro, al ritmo, alla memoria viva dei corpi. È il tempo dell’oralità, profondamente radicato nella terra di Sardegna, dove ancora oggi gli avvenimenti prendono forma in versi e in versi cantati, perpetuando una tradizione che resiste al passare dei secoli.

Anche lontano dall’isola, nella Penisola, nella “Terra manna”, che accoglie i Sardi disterrados, questo filo non si è spezzato. Continua a intrecciarsi nelle vite di chi ha portato con sé lingua, gesti e suoni, trasformando ogni evento significativo in racconto universale. Così è stato il 2 aprile 2026, Giovedì Santo, quando nella comunità si è accesa una nuova luce con la nascita dei gemelli Aurelio e Raimondo, figli di Yassmina e di Nicola Diana, giovane e apprezzato suonatore di launeddas, presenza viva nelle iniziative del Circolo sardo di Biella.

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Da “Su Nuraghe” una paròla piemontèisa al mèis, Aprile 2026, «F» come «FËRPA»

descrizioneOmaggio dei Sardi dell’Altrove alla terra di accoglienza, “omagià daj Sardagneuj fòra ’d Finagi” che fanno capo al Circolo culturale sardo “Su Nuraghe” di Biella. Fërpa è parola che accompagna il quarto mese dell’anno 2026 come la si ritrova in “Barba Tòni”, Barbo Toni Boudrìe e nella ricca produzione letteraria di “Tavo Burat”, Gustavo Buratti Zanchi.

Fërpa s.f. [artig.] [abb.] merletto || ël Partigian a argala al vent ant n’ambrassada drùa costa soa cros eterna anzolivà ‘d fërpe ‘d sol e ‘d lerme ‘d galaverna [Tavo] = il Partigiano regala al vento in un abbraccio vigoroso questa sua croce eterna ornata con merletti di sole e lacrime di brina || e ‘l vej Piemont, grand òm di barolé, col ch’an Provensa a-j dijo «flourimand», con le gàide, le ferpe, ël gròss arleuri, l’alum e ‘l chiri grand coma ‘n drapò al buf ëd le montagne [Barba Tòni] = Continua a leggere →

Aprile 2026, una parola sarda al mese: “R” come “REGHE”

descrizioneRadici e semantica delle parole sarde rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche). Laboratorio linguistico di storia e di cultura sarda a Biella

REGHE in logudorese significa ‘re’. Nel logudorese antico questo titolo era dato al figlio primogenito del giudice, erede della corona (vedi Codice di San Pietro di Sorres 315; Codice di Santa Maria di Bonàrcado 88).

La forma reghe viene considerata un accatto dal lat. rēgem (rēx, rēgis ‘re’), ma sbagliano tutti. La forma latina nonché la forma sarda reghe sono coetanee ed affondano nell’antichità sumerica. Da quella lingua possiamo attingere re ‘città’ + gi ‘judgement, giudizio’. Quindi il sintagma regi va inteso come ‘giudice della città’. Confronta l’accadico rē’um ‘pastore di pecore e altri armenti’, ‘re-pastore’.

Inutile dire che nell’alta antichità qualsiasi persona assumesse il sommo potere di re diveniva automaticamente giudice della propria gente. Quindi non è affatto raro veder nominati questi personaggi come “giudici” (esempio in Israele). Ma la sostanza del loro potere non cambiò mai. I “giudici sardi” non erano altro che veri e propri re, e non fu un caso che mossero spesso guerra vicendevole per ampliare le terre del dominio.

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