
Tra i fondatori del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe”, seppe custodire lontano dall’Isola i valori della Sardegna più autentica: lavoro, accoglienza, fede e memoria.
All’età di 91 anni si è spento a Biella Salvatore Canneddu, originario di Mamoiada, uomo schivo e laborioso, appartenente a quella generazione di emigrati sardi che lasciò l’Isola portando con sé dignità, sacrificio e memoria delle proprie radici.
Era giunto nel Biellese nel settembre del 1963, quando la necessità di garantire un futuro alla famiglia lo aveva costretto ad abbandonare la sua terra e le greggi allevate tra i silenzi della Barbagia. Da pastore divenne operaio nelle lavanderie dell’allora Ospedale degli Infermi di Biella, affrontando con umiltà e determinazione un mestiere duro e invisibile, ma essenziale. Negli anni in cui la lavanderia del nosocomio utilizzava ancora l’acqua della roggia che scorre sotto l’antico ospedale cittadino, Salvatore seppe distinguersi per precisione, serietà e instancabile dedizione, fino a diventarne responsabile.
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