Chi parte non recide le radici: le conserva, le tramanda e le trasforma in memoria viva.
Al Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella approda “Disterradu”, parola che, già nel suono, evoca la eco lontana dello sradicamento, il respiro trattenuto di chi ha lasciato la propria terra portandola, tuttavia, intatta dentro di sé.
I “disterrados”, gli sradicati, non sono soltanto i figli di un’isola antica costretti a partire: sono uomini e donne di ogni tempo, sospesi tra partenze necessarie e ritorni sognati, tra il peso della memoria e l’urgenza del futuro.
Nel dettato poetico di Loi, la lingua sarda non rappresenta un limite, ma una forza espressiva che affonda nelle profondità dell’esperienza umana. È una lingua che custodisce il suono della casa, il ritmo delle stagioni, l’intimità degli affetti. E proprio per questo riesce a parlare a tutti: perché ciò che racconta — la nostalgia, lo spaesamento, il desiderio di riscatto — appartiene a ogni migrante, indipendentemente dalla latitudine o dall’epoca. Un canto che attraversa confini geografici e interiori, restituendo dignità e profondità all’esperienza dell’emigrazione.



Oralità antica e memoria viva nella comunità dei Sardi emigrati
Omaggio dei Sardi dell’Altrove alla terra di accoglienza, “omagià daj Sardagneuj fòra ’d Finagi” che fanno capo al Circolo culturale sardo “Su Nuraghe” di Biella. Fërpa è parola che accompagna il quarto mese dell’anno 2026 come la si ritrova in “Barba Tòni”, Barbo Toni Boudrìe e nella ricca produzione letteraria di “Tavo Burat”, Gustavo Buratti Zanchi.