Corso gratuito di apicoltura: 4 incontri a “Su Nuraghe”

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Primo appuntamento venerdì 16 febbraio dalle ore 21,00 alle ore 23,00 e per i successivi quattro venerdì – Il corso è gratuito. Si richiede solo l’iscrizione al Circolo al costo di Euro 20,00

Biella, 14 febbraio 2024 – Il giorno di San Valentino, in una bella mattinata di sole quasi primaverile, presidente dell’Associazione Bellese Apicoltori, dr. Paolo Detoma, accompagnato dal prof. Battista Saiu, presidente del Circolo “Su Nuraghe” e per l’occasione con funzione di video operatore, hanno effettuato la prima visita dell’anno ai “casiddos de Nuraghe Chervu”, i due alveari dell’Oasi delle Api per verificarne lo stato di salute e l’entità delle scorte. C’era un po’ di preoccupazione per un inverno insolitamente mite cui le api non sono abituate ma i timori sono svaniti già solo con l’osservazione esterna delle porticine di ingresso dove una buona attività di volo e una consistente importazione di polline sono indice di buona salute; la visita interna ha confermato questa prima impressione: api numerose e scorte più che sufficienti per arrivare alle prime fioriture importanti senza bisogno di integrazioni.

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Uno sguardo sul creato: libellule in collina tra Piemonte e Sardegna

descrizioneImmagini e testi di “Su Calendariu 2024” del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” ci accompagnano nello scorrere dei mesi, con sensibilità sociale e naturalistica attraverso didascalie di Lucio Bordignon e di due studenti universitari: Marta Cadin e Leonardo Siddi. Insieme hanno fornito testi e foto, a completamento delle immagini di Walter Caterina, anch’egli valente fotografo naturalista.

Libellule in collina. Perché mezzo secolo addietro le libellule erano così abbondanti in collina? Il motivo è legato alle altissime concentrazioni che si trovavano in pianura nel cuore dell’estate. Le libellule nascevano e si sviluppavano con successo nelle risaie e negli stagni limitrofi.

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Arriva dal Comune di Pietramontecorvino (Foggia) la pietra di memoria per “Nuraghe Chervu”

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Nei giorni scorsi nella sede biellese del Circolo culturale sardo “Su Nuraghe” è stata consegnata al suo presidente, Saiu Battista, da Vincenzo Di Nardo la pietra di memoria dei Caduti del comune di Pietramontecorvino nella Grande Guerra. La pietra sarà collocata nell’area monumentale di “Nuraghe Chervu” accanto alle altre centinaia provenienti dai molti comuni d’Italia che hanno aderito all’iniziativa.

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Febbraio 2024, una parola sarda al mese: “G” come “GAGNA”

descrizioneRadici e semantica delle parole sarde rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche). Laboratorio linguistico, di storia e di cultura sarda a Biella

GAGNA sass. ‘branchia’ dei pesci. Possibile base etimologica il sum. ĝaĝ ‘to carry, trasportare’ (leggi gnagn o gagn) + a ‘acqua’. A quanto pare, in origine il “polmone” dei pesci fu chiamato ‘filtro dell’acqua’.

In ogni modo, non è chi non veda che la voce sassarese è una lieve variante di ganga, gangas log. e camp. ‘le cavità del collo sotto gli orecchi’; ‘branchie dei pesci’; (Tortolì) is gangas ‘gola’. La base etimologica di questa voce si può percepire bene soltanto analizzando il sass. jangulitti: Punì li jangulìtti (Gallura e Sassari) significa ‘strozzare, strangolare’. Pure iángula, grándula, rándula ‘ghiandola’ ha la stessa base etimologica, per quanto sia influenzata dal lat. glandula. La jangula ingrussada è l’iperplasia linfoghiandolare (S.Pasquale, Gallura). Il termine ha quindi l’omologo nel lat. glandula ‘tonsilla’, ma non ne deriva. La comune base etimologica di jangulìtti è l’akk. ḫanqu ‘strangolato’ + littu ‘sgabello’ (come dire, ‘impiccato’ col sistema dello sgabello, che gli viene sottratto); il secondo termine del composto può essere pure dall’akk. lītu(m), littu ‘potere, autorità’ (col significato, quindi, di ‘strangolato per ordine dell’autorità’); ma può essere anche l’akk. līṭu(m) ‘ostaggio’ (col significato, quindi, di ‘ostaggio strangolato’).

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Corso di apicoltura presso il Circolo “Su Nuraghe”

descrizioneL’apicoltura è considerata un’ attività di interesse nazionale utile per la conservazione dell’ambiente naturale, dell’ecosistema e dell’agricoltura in generale ed è finalizzata a garantire l’impollinazione naturale…” Così recita l’articolo 1 della Legge 24 dicembre 2004 n. 313 che la disciplina. Per incentivarla, però, bisogna innanzitutto fermare l’attuale declino delle api dovuto a vari fattori tra cui pesticidi, perdita di habitat, monocolture, parassiti, malattie e cambiamenti climatici. Fortunatamente c’è una consapevolezza crescente nella popolazione sull’importanza delle api per l’uomo e per l’ambiente, anche grazie alle molte aziende che su questo tema hanno basato le loro campagne pubblicitarie, tanto da sollecitare sempre più persone a volersi cimentare nel loro allevamento sperando di poter dare una mano alla loro conservazione e magari produrre qualche chilo di miele. Purtroppo difficilmente ci si rende conto delle difficoltà cui si va incontro e delle responsabilità che ci si assume nei confronti dei colleghi che operano nelle vicinanze. A differenza di altre attività non possiamo quindi parlare di hobby bensì di “allevamento famigliare”, poiché anche chi ha un solo alveare deve possedere le competenze di base di un professionista soprattutto per quel che riguarda la salute e il benessere delle api stesse.

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